Biografia

Gianluigi Gasparri

Chi è Gianluigi Gasparri

Sono schivo, parlo poco e ascolto molto, se mi capitano a tiro un paracadutista, un palombaro o un minatore vecchio stile li strizzo senza scrupoli, con il risultato di non rivederli mai più.

Come giornalista, redattore capo del Resto del Carlino e per oltre 20 anni collaboratore di punta con Bell’Italia, ho avuto il malvezzo di detestare i disonesti e di attaccarmi come un botolo alle caviglie dei potenti, ai quali ne ho dette tante per farmene dare tantissime.

Più di una volta, armato di penna biro mi sono avventato contro parecchi mulini a vento, alcuni li ho sfasciati, altri hanno sfasciato me, perché i vari direttori protempore erano terrorizzati dal mio temperamento secondo loro troppo aggressivo e ci voleva una penna biro spuntata per vincere le battaglie, del resto gli hippy non infilavano fiori nei fucili dei soldati?

Agli inizi della carriera avevo salvato la vita di due tizi che affogavano in un mare poco mosso a 150metri dalla riva, ero buon nuotatore avevo sentito le urla dei villeggianti schierati sulla battigia, poi le grida dei due poverini.

Erano un padre ricco commerciante e la figlia trascinati dalla corrente, il padre era un bassetto grassoccio pelato terrorizzato, mi avevano colpito i suoi occhi cilestrini e le onde che superavano la testa liscia e gli finivano in bocca, aggrappata a lui non per salvarsi ma per salvare suo padre, la figlia piccola e magra tentava di sostenerlo ma finiva sott’acqua, per il gioco delle onde di tanto in tanto riusciva a respirare, beveva non respirava eppure non mollava.

Per fortuna calzavo le pinne, in venti secondi li avevo raggiunti, calmatevi, non fate nulla non aggrappatevi, ci penso io. Li avevo presi alle spalle e trascinati verso riva, a circa dieci metri i nuotatori da spiaggia si erano precipitati a salvarli.
Nel grande affollamento, avevo telefonato in redazione, ho salvato il tale e la quale, però non mettete il mio nome, non mi va. In qualunque altra redazione avrebbero profittato per stampare a caratteri cubitali ”Nostro cronista salva dall’annegamento un ricco commerciante e sua figlia”.

Invece, sulla cronaca e sulle locandine del mio giornale c’era scritto “Ricco commerciante e sua figlia salvati dal bagnino”.

Un centinaio di villeggianti avevano visto tutto ma nessuno aveva visto me, non mi avevano visto nemmeno i due affogandi perché non mi ringraziarono mai, però il bagnino che prima non c’era lo avevano visto tutti.

Mica era finita così, quattro mesi più tardi fui spedito a seguire una manifestazione, la consegna delle medaglie d’oro al valor civile, non sopportavo questo genere di accadimenti e mi presentai giusto in tempo per vedere il bagnino ricevere la medaglia d’oro al valore civile in un tripudio di applausi e strette di mano.
Io ci ridevo sopra, avevano dato al bagnino la medaglia d’oro per aver salvato i due annegandi che avevo salvato io.

In carriera ho scoperchiato la prima “mani pulite”, solita intesa fra politica e imprenditoria, per questo fui scelto ”Cronista dell’anno” un premio che all’epoca era di estremo prestigio. Inevitabili un paio di attentati intimidatori, due colpi di pistola contro la serranda della mia camera da letto, poi un grosso pick up tentò di investirmi su un ponte, ma il marciapiede era troppo alto e niente da fare.

Prossimo a fine carriera andai a caccia di alcuni illeciti per inosservanza delle direttive europee su un tratto di superstrada, l’imprenditore era potente mi coprì di querele e di cause civili per risarcimenti miliardari.

Storia complicata che avrebbe meritato un libro, la Commissione Europea alla quale mi ero rivolto aveva dichiarato il ricorso irricevibile, Comune Provincia, Regione, Cassa per il Mezzogiorno preparavano un carico di cause penali e civili, situazione critica, l’editore trattava per farmi fuori in cambio del ritiro delle querele, la rovina era vicina.
In extremis come nei thriller, per un colpo di genio avevo notato che uno svincolo era chiuso da molto tempo, scavalcai le transenne e dopo un paio di chilometri a piedi raggiunsi l’uscita dello svincolo e lì vidi che invece di confluire su una strada a scorrimento veloce sfociava su un abbeveratoio per mucche.

Per la prima volta la Commissione Europea riaprì il ricorso, avvocati accusatori in fuga, l’ltalia fu condannata e non se ne è più saputo nulla.

Anni or sono acquistai una piccola casa con oliveto pensando di fare il Cincinnato anche perché la zappa e la penna sono fratelli, non per niente fra cultura e coltura c’è solo una vocale diversa.

Ma io non ho alcuna abilità manuale a parte l’abilità di farmi male, per cui dietrofront e sono tornato alla penna.

Sforno libri bellissimi passo con disinvoltura da un genere all’altro. Forse sono nato per scrivere, molti scrittori hanno il terrore del foglio bianco, invece se vedo un foglio bianco lo prendo e non sono contento finché non lo ho riempito di parole.

Post scriptum: molti si ricordano di me, lo scorso mese ho partecipato a un convegno sul restauro di antichi affreschi. A tre poltroncine di distanza c’era uno storico locale, accanto a lui il presidente di una associazione culturale. Lo storico locale mi additava,

< Quille è Gasparri, se te pigghiava d’mira facive megghie a’ttaccatte na preta su ‘nguolle e itte a vendà jo n’Trunte>.

 Traduco, <Quello è Gasparri, se ti pigliava di mira facevi meglio a legarti una pietra al collo e buttarti nel fiume Tronto>.

Grazie, ma non è vero.

 

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