Ciao, vi piace il minestrone?

Sì? Allora ve ne propino uno che spero sia all’altezza delle aspettative.

Dopo “L’Illibato”, “Pallide Lussurie” e “L’Angioletto col pisello”  è pubblicato “Il Dio sbagliato” che a dispetto dei credenti svela per quale motivo Dio non si mostra agli uomini da almeno cinquemila anni, anzi  chiaramente se ne frega sia dell’uomo sia della donna e altrettanto fa con i bambini. Se i credenti non ci credono, questo libro solleverà qualche dubbio, complesso ma facilissimo da leggere, divertente ma con qualche cucchiaino di arsenico oppure, se volete, un profetico cantore del Black Hole Solare prima che si scoprisse questo sconosciuto spaventoso buco nero

 

A me piace scrivere cose contromano e di solito ci riesco, per esempio il titolo “Pallide lussurie” è un ossimoro con due sole parole che si contraddicono. Meno di così  non si potrebbe , eppure sono riuscito a trovare un ossimoro composto di una sola parola. In tempi recenti mi era stato appioppato un correttore di bozze magnificato dal suo direttore di collana, sei fortunato Gianluigi ti ho messo a disposizione il migliore editor, dormi tra due cuscini mi ringrazierai. Io dormo senza cuscino per cui non mi fido di chi si isola o si nasconde per dormire, però sono fatti suoi. Ma sono fatti miei se uno che lavora con me non conosce il mestiere. Ho passato una mezza estate a correggere i suoi errori. Ebbene il tizio si chiamava Valere ma in realtà non valeva. Una parola un ossimoro, bellissimo!

                                                                       

Il Tribunale di Ascoli Piceno è l’unico a non avere un bar interno con un settore autorizzato a rilasciare le marche per il contributo unificato atti giudiziari. Prendere un caffè non è difficile perché proprio di fronte al palazzo ci sono alcuni bar, ma con le marche è un problema serio perché gli unici punti vendita di Lottomatica autorizzati sono a Piazza Roma e Piazza Arringo e non sempre, infatti a volte ne funziona solo uno oppure nessuno dei due e comunque quegli esercizi sono intasati di clienti per cui possono passare anche 30-40 minuti spesso con serie di conseguenze sull’andamento dei processi.

La “cacciata” da Palazzo di Giustizia (sì certo, come no?) risale a parecchi anni or sono quando un presidente del Tribunale di severi costumi impose regole severe sulle toghe da indossare e soprattutto sull’abbigliamento delle avvocatesse spesso procaci e provocatrici sotto la toga, ma a volte le toghe si aprono nel furore dell’arringa per cui spesso venivano richiamate personalmente dal presidente. Un suo storico richiamo alla serietà e al rispetto della “sacralità del luogo” fu dapprima esposto in una specie di bando, più tardi quelle parole furono scritte a caratteri dorati su una spettacolare lastra di marmo nero ed esposte nel pianoterra del Palazzo a sempiterno monito.

Mi ha sempre incuriosito questa solenne declarazione di sacralità del luogo. Forse i Tribunali sono sacri perché lì si applica la Legge Sacra? Ma i codici penali non sono sacri, non è sacro il codice civile, non è sacro il codice amministrativo, nemmeno il codice fallimentare è sacro.

Ci sono luoghi sacri come le chiese, i cimiteri, l’arte sacra e musica sacra, eppure ci farebbe comodo un Tribunale sacro in cui i colpevoli si avvicinano al confessionale e ammettono le loro colpe al giudice consacrato, poi gli innocenti fanno lo stesso per cui non capita che chi ha torto si vede dare ragione e chi ha ragione si vede dare torto, non capita perché tutta la procedura è sorvegliata dallo Spirito Santo che fa la spia agli Arcangeli  che riferiscono al Supremo (non mi riferisco alla Suprema Corte di Cassazione) cioè al Signore.

Esistono nel mondo leggi sacre, la Shari’a, la Torah, la legge massonica, l’Il Ching. Aspettate qualche decennio di immigrazione clandestina e la legge sacra dominerà.

Dov’è allora questa sacralità? Sta nel decoro del luogo, nella correttezza, nell’abbigliamento castigato, oh finalmente qualcuno che offende la sacralità del luogo viene castigato: l’abbigliamento!

Di notte il Palazzo di Giustizia è bellissimo nella sua rigida bruttezza, una luce tricolore illumina la parola scolpita <IUSTITIA>.

Ma guardatelo di giorno questo Palazzo ingrigito ingessato, il popolo che entra ed esce con la faccia incazzata, gli avvocati che simulano sicurezza ma sotto quei sorrisi al cerone c’è la preoccupazione di una sentenza sbagliata oppure giusta, dipende da chi difendono, le aule gremite, tutti addossati al giudice che scompare dietro la barriera dei legali che subiscono senza protestare. Sembra di vedere Bagheria, il celebre dipinto di Renato Guttuso.

Guardatelo di giorno questo Palazzo, anzi guardate sopra questo Palazzo, sul cornicione frontale garriscono al vento due bandiere, quella blu stellata della finta Europa, l’altra è il glorioso tricolore. Quest’ultimo per anni non ha potuto garrire perché era sbrindellata e sbrandellata come la <IUSTITIA>.

Anzi già che vi ci trovate guardate anche sotto il pavimento dove esistono immensi locali sotterranei in cui sono conservati gli archivi, migliaia di faldoni che farebbero la gioia di uno scrittore di gialli o anche di horror. Però da tempo l’archivio è inaccessibile, pare che sia contaminato da amianto. Per legge quell’amianto dovrebbe essere rimosso, invece nel Palazzo della Legge, sta ancora lì. A pensarci bene se la giustizia è lentissima per quale motivo l’amianto dovrebbe essere eliminato in fretta?  Festine lente dicevano i latini, lentamente veloce o anche velocemente lento. La sacralità vale a pianterreno, sul tetto il simbolo della nazione è dissacrato, sotto è avvelenato. Pura retorica ipocrita, perfetta sintesi di questa povera Italia.

Post scriptum: la bandiera sopra il Tribunale è stata cambiata, sotto il Tribunale nulla è cambiato. Anzi no, se ne va un giudice detestato da tutti per le sue sentenze salterine. Un piccolo sollievo è meglio di niente.

Mai otterrai che il granchio cammini diritto”, parola di Aristofane.

Share This