Il QI, quoziente intellettivo inventato da un filosofo neozelandese poteva arrivare a 228 punti come accadde con un tale, ma con altri tipi di calcolo il QI è ballerino, quindi se qualcuno ve lo domanda e non siete geni potete dire qualsiasi numero purché non vada sotto i cento punti. Personalmente, a parte il primo test non ci ho capito niente però dicevo di avere 160 di QI, tutti ci credevano e questo è bastato per farmi sentire molto intelligente. Del resto, il filosofo affermava che il quoziente intellettivo aumentava dello 0,3 per cento e quindi prima o poi sarei diventato intelligente anche io. 
Adesso salta fuori che due scienziati norvegesi, anziché pescare baccalà e stoccafisso si sono dedicati allo studio statistico del QI e sono arrivati a una rovinosa conclusione: dal 1975 a oggi siamo diventati stupidi, o meglio siamo diventati tutti più stupidi compresi i norvegesi. Mal comune è mezzo gaudio, quindi possiamo gioire senza problemi. Più stupidi di tutti i due scienziati che per anni e anni si sono ammazzati di fatica sui QI quando sarebbero arrivati alla stessa conclusione semplicemente trascorrendo due settimane in Italia e dando uno sguardo ai nostri vari governi e alle leggi e alle cosiddette riforme in materia di giustizia, sine lege nulla pena e per questo motivo viviamo in un paese gremito di malviventi, di corrotti e corruttori, perché in Italia la legge c’è ma sembra fatta apposta per dare ragione a chi ha torto e dare torto a chi ha ragione. Quanto alla legge penale inzeppata di cavilli e di pene apparentemente severe ma alla resa dei conti sembra una barzelletta o quasi.
Dicono che la colpa sia della Tv che annoia ma ipnotizza e confonde la realtà con la verosimiglianza, prevarica le parole alle quali supplisce con le immagini, social finti che devastano il confronto reale, per non dire del copia/incolla che sotterra la conoscenza e la ginnastica mentale.
Io mi occupo di libri (c’è delinquenza anche in questo settore) quindi sono particolarmente attento all’evoluzione della lingua, anzi alla corruzione della lingua, nemmeno qui c’è la galera, come si fa a schiaffare in cella un congiuntivo sbagliato, un condizionale con la condizionale, un Ke per abbreviare la fatica del che, una X che allevia la fatica di scrivere un per, un C6 per sapere se ci sei, TVB penso sempre a te.
Già in un precedente libro mi sono occupato della corruzione linguistica nei mass media e nelle teste di certi cronisti. Sono trascorsi alcuni anni e il QI in discesa vale anche per loro. Mi piace riportare questo mio brano in proposito.
Nonsense, strafalcioni e cavolate possono sortire lo stesso effetto d’un pomeriggio trascorso in un museo d’arte religiosa: per quanto sublimi e famose siano le opere esposte, alla fine non se ne può più di quelle mani giunte, di quei costati trafitti, di quelle aureole, di quei chiodacci, di quelle spine, di quei troni, di quei santi oranti e dei loro sguardi adoranti verso il cielo, di quegli angioletti che svolazzano giulivi sulla testa dei poveri martiri martirizzati nei modi più infernali, aspettando che muoiano crudelmente per poi condurli trionfanti e contenti in paradiso. Ogni santo giorno i mass media pubblicano ricerche sul dilagare di strafalcioni nelle scuole, nelle università, fra i dottorandi e i dottori e i professori e i professionisti, su giornali, su libri, in tv, al cinema, su internet. Ovunque. Sembrerebbe il trionfo dello strafalcione e delle cretinate, invece strafalcioni & C sono una razza in via di estinzione da tutelare come un bestiario dal Dna irriproducibile. Ogni volta che qualcuno scrive una corbelleria genialmente madornale, in realtà sta officiando un piccolo funerale di tutte le corbellerie. Se è vero com’è vero che sono bastati pochi anni per degradare il nobile strafalcione a errore democratico, basteranno pochissimi altri anni per elevare l’errore democratico al rango di linguaggio comune. Non più svarione ma accezione popolare, non più cazzata colossale ma ordinaria comunicazione. Defibrillazione fallita. Tracciato linguistico piatto! De profundis

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