Pubblicazioni

“Ci è più di conforto ritenere che siamo una piccola evoluzione della scimmia che un tale decadimento degli angeli”.
Finley Peter Dunne

Il Dio Sbagliato

L’ultimo Libro di Gianluigi Gasparri

Il Dio Sbagliato, 530mila battute, racconta il motivo per cui da alcune migliaia di anni Dio non si manifesta più agli uomini. Libro ironicamente dissacratore che ribalta luoghi comuni e simbolismi della fede.

In previsione di uno scontro intergalattico profetizzato da Hunab Ku, dio creatore dei Maya, tutti gli dei si sono rifugiati per sbaglio sul pianeta Damnation, il più inospitale nella galassia del Triangolo, più o meno pacificamente vivono in un enorme villaggio resort.

Il Dio dei cattolici non è solo, vive con Deo gemello eterizigote. Tutti e due detestano l’uomo per motivi diametralmente opposti, anziché padre figlio e spirito santo, sono padre fratello e niente spirito santo.

Sbuca dal cielo di Damnation una gigantesca astronave in forma di mela, a bordo ci sono soltanto due astronauti che si chiamano Adamo ed Eva e sono identici a quelli primigeni. Hanno la missione di riconciliare Dio con l’umanità, sono arrivati fin lassù seguendo le tracce dei bosoni di Higgs, cioè le particelle di Dio sguinzagliate per l’universo.

La vita su Damnation costringe a trovare surreali soluzioni tra cui la costituzione di una fiorente cooperativa edilizia di diavoli e anime dannate per restaurare il resort, periodicamente devastato da tempeste di macigni che i divini chiamano meloni volanti. Ne consegue una pacificazione fra diavoli, anime dannate e divinità.

Dio e Deo spiegano per quale motivo entrambi se ne fregano dell’uomo, in un intreccio di ruolo e di luoghi comuni.

Adamo ed Eva, seppure stravolti dallo stravolgimento delle loro opposte convinzioni, inducono Dio&Deo a tentare di salvare la terra dalla follia degli umani.

Titolo Libro

L’Angioletto col Pisello

Odiato o amato?

Gentile signore e gentili signori che mi state osservando, datemi un minuto per spiegarvi la mia situazione. Quasi trenta anni or sono io mi chiamavo “L’Uovo Azzurro”, raccontavo una storia che piaceva a tutti fuorché ai preti, ero una favola di fantascienza sugli angeli custodi che si comportavano in modo diametralmente opposto alle favole da loro raccontate a scuola e alle lezioni di dottrina. All’epoca era appena annullata la tabula dei libri all’indice, se avessero potuto mi avrebbero messo anche al pollice, al medio all’anulare e al mignolo.

In fondo avevano ragione, i bambini credono davvero che ci sia un angelo custode a proteggerli, anche molti adulti la sera prima di dormire recitano angelo di Dio che sei il mio custode, è delinquenziale disilluderli. Però ero così bello e tenero che piacevo a tutti e mi compravano in massa.

Il mio stolido scriba voleva ripubblicarmi tale quale, io invece volevo un’altra cosa perché ripetersi è noioso e ti fa sembrare senza idee. Mi sono imposto e adesso mi chiamo “L’angioletto col pisello”la traccia della storia è rimasta viva, ma il resto è molto diverso.

Se i preti di allora mi detestavano, adesso mi odieranno ma chi se ne frega?

Gentile signora, gentile signore apritemi e datemi un’occhiata, non potrete fare a meno di portarmi con voi. Vi assicuro che in ogni caso è meglio tenere in tasca me anziché un angelo custode appollaiato sulle vostre spalle.

Pallide Lussurie: Ironico Eretico Erotico

Enciclopedia Treccani: ossimoro, figura retorica che consiste nell’unione sintattica di due termini contraddittori, in modo tale che si riferiscano a una medesima entità. L’effetto che si ottiene è quello di un paradosso apparente. Quindi “Pallide Lussurie” sarebbero un ossimoro.

Invece no, alla faccia della Treccani “Pallide Lussurie” è un libro di storie brevi e racconti lunghi, ironico/eretico/erotico raffinato, espone scene di sesso esplicito senza la minima traccia di volgarità. Un libro contromano, diverso rispetto al debordante mainstream, un libro rampante nel senso equestre perché non si lascia domare da nessuno, me compreso, infatti è andato dove gli pareva con improvvisi scarti e brusche impennate, io mi sono limitato a seguirlo nelle sue galoppate, sono stato semplicemente il suo fedele scriba.

Questo libro purosangue è anche un ribaldo che si è divertito a giocherellare con frequenti finte per disorientarmi, una faticaccia inseguirlo cercando di non rovesciarmi addosso il calamaio e non accecarmi con la penna d’oca.

Per esempio come può intitolarsi “Pallide Lussurie” quando invece tutti sappiamo che la lussuria è rossa perché rappresenta il rogo della passione, la libidine sfrenata, al punto che la chiesa cattolica l’ha marchiata a fuoco collocandola al terzo posto nella classifica dei sette vizi capitali?

Il libro mi ha fatto osservare che lui non è stato battezzato quindi ha il diritto di fare quello che gli pare. Mi ha spiegato che vuole intitolarsi così perché nei suoi ventitré racconti la lussuria rossa c’è, ma in quasi tutti i racconti riguarda solo uno/una delle parti, storie di amori finti, di amori contrattati, amori mollicci.

Ho cercato di convincerlo che la realtà è assai diversa, lui mi ha risposto che forse cambierà idea se qualcuno lo comprerà e si innamorerà di lui, però sarà un amore breve, starà per qualche tempo sul comodino in camera da letto, poi passerà alla clausura della libreria, infine quando diventerà un libro vecchio o finirà nella busta bianca della raccolta differenziata o per un colpo di fortuna sarà raccattato ed esposto sulla vetrina di Ebay e forse il gioco ricomincerà.

Un libro può commuoversi?
Certo che no, però il mio libro aveva le pagine tristi e ha mormorato, quasi quasi mi faccio cambiare titolo, non più “Pallide lussurie” ma “Lussurie nere”, che ne dite?

L’Illibato: Vita e avventure di un Robinson Crusoe dei sentimenti

Fine anni ’70, Leon è un giovane di ricca famiglia milanese, arrestato in Iraq per droga insieme a Luneide, una sconosciuta ragazza con gli occhi color delle mammole. Durante un brutale interrogatorio i soldati minacciano di far violentare la ragazza da un dobermann, il giovane la salva in un modo bislacco, vengono rilasciati.

L’anno seguente il giovane si ritrova nella Sardegna meridionale, aveva lasciato la famiglia e si è trovato un lavoro nella zona di Capo Teulada dove rastrella le dune e le spiagge ficcando le immondizie dentro un lunghissimo sacco che si trascina dietro come uno strascico. Abita in una capanna di canne, unico amico un ricco pastore errante di capre che parla solo in versi. L’esistenza di Leon è selvatica, alla Robinson Crusoe, vive di natura e nella natura bellissima di quei luoghi, con un vecchio gozzetto pesca di frodo, affronta il maestrale e sfida il sole in una sorta di cupio dissolvi, una protesta contro se stesso per il suo carattere ispido che tende a ideali di sincerità, di purezza e di “per sempre”, tanto che non ha ancora fatto all’amore con una donna, è illibato. Sulle dune ritrova la ragazza con gli occhi a mammola che sta consumando gli ultimi giorni di vacanza, si trasferisce nella capanna insieme vivono un amore puro, tribolato per le asprezze e le incertezze di lui e per il bisogno di certezze che agitano Luneide. Leon la conduce alla scoperta di un mondo impensato e colmo di avventure meravigliose oltre che pericolose. L’incanto si rompe quando, il giorno della partenza, Leon scopre un innocente segreto che lei gli ha tenuto nascosto.

Per Leon segue un periodo terribile: rischia la vita in una burrasca di maestrale e viene salvato in mare dal caprone preferito del suo amico pastore, la mamma di un lupetto mannaro gli brucia la capanna, perde il lavoro, perde il pastore poeta, viene ospitato in una casa di riposo abitata da indomabili centenari dove conosce una rusticissima prostituta. Distrutto dagli avvenimenti rientra in famiglia a Milano, ritrova Luneide e vanno a vivere insieme. L’ordinata ordinaria quotidianità distrugge la coppia. Di nascosto Marco torna in Sardegna per un’assurda conclusione, perfetto ossimoro della sua vita.

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